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Il che forse dimostra che il fenomeno, criminalità a parte, potrebbe essere inquadrato in quello più ampio dell’assistenzialismo, nelle regioni in cui pensioni di invalidità, sussidi, e, appunto, indennizzi da incidenti vari sono considerati una risorsa non certo trascurabile. Ovviamente il varo di un sistema di controllo efficace ed un maggiore rigore da parte dello Stato nell’affrontare il fenomeno potranno scoraggiare i furbi e limitare le perdite per le Compagnie. case mare. E il risparmio ulteriore per le imprese potrebbe essere stimato in circa il 2,5% sul costo totale dei sinistri. Resta però l’interrogativo sul perché le compagnie non si siano finora dotate di un sistema informatico di controllo nel loro interesse. Si potrebbe sospettare allora che il poter piangere sulle perdite causate dalle frodi di alcune frange di assicurati, sia stato finora funzionale ad una generale lievitazione delle tariffe. case mare. Un intreccio perverso dunque, che ha spinto le compagnie ad accordarsi per una strategia comune soltanto sugli utili e non anche sul possibile risparmio di risorse. Così dal 1990 al 1999 l’ammontare dei premi, in lire costanti 1999, è potuto salire da 15.000 miliardi a 25.000 miliardi. Nello stesso periodo vi è stata una contrazione del numero dei sinistri denunciati pari al 9,3% case mare. Dal 1994 al 2000 gli aumenti medi delle polizze Rc auto sono stati in totale dell’84,9%. Nello stesso periodo l’inflazione è cresciuta del 23,8%. La crescita delle tariffe è stata quindi superiore a quella dell’inflazione di quasi quattro volte. E il 31 luglio 2000 l’autorità Antitrust italiana condanna 38 compagnie assicurative a una multa complessiva di 700 miliardi di lire per aver violato le norme in materia di concorrenza sui prezzi delle polizze Rc auto. case mare.
La nuova disciplina del danno biologico e l’istituzione della banca dati Isvap possono rappresentare dunque complessivamente un potenziale sgravio dei costi assicurativi di circa il 5%.
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